DECRETO AGOSTO: PREVISTA RIVALUTAZIONE DEI BENI D’IMPRESA A COSTI RIDOTTI

L’OPPORTUNITÀ
Il Decreto Agosto propone, nel corso del 2020, una rivalutazione dei beni d’impresa a costi decisamente ridotti, consentendo una patrimonializzazione delle
imprese.
Il legislatore, infatti, al fine di dare riconoscimento fiscale dei maggiori valori dei beni d’impresa iscritti in bilancio, ha previsto il pagamento dell’imposta sostitutiva
delle imposte sui redditi e dell’IRAP del 3% (in luogo delle due aliquote del 10% e 12%), dove il maggior valore attribuito ai beni e alle partecipazioni si considera
riconosciuto, ai fini delle imposte sui redditi e dell’ IRAP, a decorrere dall’esercizio successivo a quello con
riferimento al quale la rivalutazione è stata eseguita.
Inoltre, la novità rispetto alle varie leggi che hanno previsto la rivalutazione (da ultimo la legge di Bilancio), consiste nell’operare la rivalutazione distintamente per
ciascun bene (non dovere necessariamente riguardare beni appartenenti a medesime categorie) e deve essere annotata in nota integrativa e nel relativo inventario.

PAGAMENTO
L’imposta sostitutiva deve essere versata in un massimo di due rate di pari importo, di cui:
1. la prima, con scadenza entro il termine previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative al periodo d’imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita (giugno 2021);
2. la seconda, entro il termine previsto per il versamento della seconda o unica rata di acconto delle imposte sui redditi relativa al periodo d’imposta successivo (novembre 2021).
Gli importi da versare possono essere compensati nel modello F24.

SOGGETTI AMMESSI ALLA RIVALUTAZIONE
a) Società di capitali;
b) Enti commerciali.

I soggetti devono soddisfare determinati requisiti:
1. essere residenti nei territori dello Stato;
2. non adottano i principi contabili internazionali nella redazione del bilanci.

Se vengono soddisfatte tali condizioni, allora in deroga a quanto disposto dall’articolo 2426 del c.c. e di ogni altra disposizione oggi vigente, potranno rivalutare i beni d’impresa e le partecipazioni di controllo, ad
esclusione degli immobili al cui scambio e produzione è diretta l’attività d’impresa, risultanti dal bilancio in corso al 31 dicembre 2019.

I METODI DI RIVALUTAZIONE
• rivalutazione del solo costo storico;

• riduzione del fondo di ammortamento;

• rivalutazione del costo storico e del relativo fondo di ammortamento.

BENI RIVALUTABILI
 Terreni; fabbricati; impianti; macchinari; attrezzature; marchi; brevetti.

 Partecipazioni, costituenti immobilizzazioni finanziarie, in società controllate e collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c.

 Le immobilizzazioni immateriali (i.e. marchi, brevetti) – anche se non più iscritti nello stato patrimoniale in quanto interamente ammortizzati – possono essere “gratuitamente rivalutate”, se sono ancora tutelate ai sensi
delle vigenti disposizioni normative.

 Beni completamente ammortizzati e immobilizzazioni in corso, risultanti dall’attivo dello stato patrimoniale del bilancio relativo all’esercizio in corso alla data del 31 dicembre 2019.

 I beni detenuti in leasing, solo se è stato esercitato il diritto di riscatto entro l’esercizio in corso alla data del 31 dicembre 2019, considerato che possono essere rivalutati i soli beni in proprietà.

MISURE IN MATERIA FISCALE
Il saldo attivo risultante dalla rivalutazione deve essere imputato al capitale o accantonato in una speciale riserva designata.
Ai fini fiscali, il saldo attivo di rivalutazione non può essere utilizzato (art. 13 della legge 21 novembre 2000, n. 342) e costituisce una riserva in sospensione di imposta tassato, ai sensi dell’art. 13 della legge 21 novembre 2000, n. 342, in caso
di distribuzione ai soci.
Il saldo attivo può essere affrancato, in tutto o in parte, mediante l’applicazione in capo alla società di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’IRAP nella misura del 10%.
Il saldo attivo di rivalutazione, qualora affrancato, è liberamente distribuibile ai soci e non concorre a formare il reddito imponibile della società che ha effettuato la distribuzione.
Poiché le riserve di rivalutazione, una volta affrancate, confluiscono tra le riserve di utili, in caso di distribuzione, il socio deve assoggettare a tassazione l’importo percepito secondo le regole ordinariamente previste per la tassazione dei
dividendi.
Nel caso di cessione a titolo oneroso, ai fini della determinazione di plusvalenze o minusvalenze invece, è preso in considerazione il costo del bene prima della rivalutazione.

I BENEFICI

• Patrimonializzazione delle imprese.

• Rivalutazione di beni d’impresa a costi ridotti.

• Possibilità di distribuzione ai soci del saldo attivo di rivalutazione, qualora fosse affrancato.

• Rivalutazione eseguibile non solo per beni appartenenti alla medesima categoria omogenea, ma opera distintamente per ciascun bene.